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Virus cinesi e controvirus italiani, paradosso tragicomico

Milano si è fermata, ha solo riposato un paio d’ore

Milano non si è mai realmente fermata Milano non si è mai realmente fermata

Virus cinesi e controvirus italiani, paradosso tragicomico

Milano non si è fermata, ha solo riposato un paio d’ore

Giovanni Labanca

La notizia buona con la quale qualsiasi cronista vorrebbe aprire un articolo viene dall’Ospedale Sacco di Milano, altro punto di eccellenza italiano, con lo Spallanzani di Roma: i ricercatori, dopo sei giorni e sei notti, hanno trovato il “ceppo” del coronavirus italiano. Ora, subito tutti al lavoro per preparare il vaccino.

Già detto così, gli animi si rasserenano e la fiducia che la medicina italiana resta sempre tra le più efficienti aumenta ed allontana, speriamo per sempre, la psicosi di epidemie mai esistite. Aggiungiamo a questa notizia anche i dati confortevoli delle guarigioni, per poter scrivere che stiamo uscendo dal tunnel, anche se la via è ancora tanta da fare, perché non si può fermarsi qui.

E nel frattempo, da venerdì scorso, cosa è successo in questa Italia sempre più vituperata, non sempre a torto, per il comportamento del governo, degli italiani stessi, dell’apparato sanitario e della stampa scritta e parlata? Non sappiamo da dove cominciare.

Milano continua anche a correre in città
Milano continua anche a correre in città

Sparsa la notizia dei primi infettati e dei ricoveri forzati allo Spallanzani, il governo diventa protagonista, come gli impone la costituzione, nel dettare dispositivi di cautela suggeriti dagli specialisti. Prima regola, chiudere tutti gli ambienti affollati, quindi, prima di tutto le scuole e poi, a seguire, cinema, teatri, stadi con tante partite annullate, qualunque altro luogo dove è più facile la trasmissione del virus. È come in tempo di guerra. In un attimo, vengono assaliti, come si trovò a vedere anche Renzo Tramaglino, durante la peste del ‘ 600, venuto a Milano per far visita all’avvocato Azzeccagarbuglia, i pochi forni aperti, depredate le poche botteghe e portare a casa, non sui carretti, ma nei suv belli capienti, amuchina per disinfettarsi bene le mani e, soprattutto, acqua minerale, tanta acqua minerale, quella puzzolente che sta nella plastica mesi e mesi al sole e alle intemperie, pagata anche a peso d’oro, visto che i solerti e furbi negozianti, hanno pensato bene per loro, di aumentarne il prezzo, come tradizione comanda. Per fortuna nella città di Milano questa corsa alla scorta non si è registrata. In are periferiche e nelle zone più piccole, il panico si è registrato. In una giornata, gli scaffali, anche quelli dei supermercati, sono stati svuotati, non si sa mai dovesse essere proibito di aprire pure le finestre. Bello esempio di civiltà e pessimo segnale di ignoranza. L’effetto virus ha fatto il giro, tanto da mettere in chiara difficoltà, pure le farmacie che hanno venduto tutte le mascherine, buttate fino ad allora, nei sotterranei a riposarsi. Ci vuole la mascherina, a tutti i costi se non vuoi essere preda del maligno cinese. Anche in questo caso, il prezzo è schizzato alle stelle, senza sapere, come avevano avvertito le autorità sanitarie, le mascherine, sarebbero servite a poco o niente per evitare il contagio. Milano si è limitata a diventare ferragostiana in pieno inverno, come ai vecchi tempi, visto che ora è piena pure a luglio ed agosto. Tutti in casa, nessuno a scuola. Duomo e Scala chiusi, anche per Giuseppe Verdi con Puccini sotto braccio, non hanno potuto varcare la soglia del Piermarini: il suo Trovatore è stato  bloccato appena in tempo, quando l’addetto stava alzando il sipario sulla zingarella.

Il governo, poverino, assalito come una sgangherata diligenza del Farwest, ha vagato a lungo nell’incertezza, anche per la poca esperienza di alcuni suoi membri, che del mestiere di ministro ne sanno ben poco, tra ordinanze e contro ordinanze, in disaccordo anche con alcune Regioni, Lombardia in testa. Pace fatta, dopo uno scontro ai limiti della decenza politica per incaute dichiarazioni di Conte, poi rettificate, come avviene quando il filo già teso si sta spezzando. Il sereno è tornato, perché solo con esso si sarebbe potuto ragionare sul da farsi, per la salute pubblica. In questo contesto, ha fatto ridere tutta Italia, la Regione Basilicata del generale Brandi, mannaggia proprio la mia, che prima ha emanato una circolare e poi, vista la fallacità della stessa, è stata corretta nella notte dal Prefetto. Oggi è cambiata ancora.

In politica generale, con il governo sempre in preda a convulsioni, l’indomito Salvini, proprio quello che se n’è scappato alla guisa di Di Pietro che abbandonò, ex abrupto, all’improvviso e senza spiegazioni, per dirla più chiara, la magistratura, per poi riemergere  dal mare come Venere nascente dalla acque, con la bandiera rossa di falce e martello in mano e cantando Bella ciao, Salvini, dicevamo, offre la sua opera a Conte per una unità costituzionale, utile a salvare la barca di Orietta Berti, che fa acqua da tante parti. Sembra abbia detto a Conte: “Io porto il tappo, lo teniamo finché serve e poi me lo riprendo”. Manco per scherzo, gli ha rinfacciato il professore che, spalleggiato dal giulivo Zingaretti, lo ha rimandato indietro come si è fatto con Satana nel deserto secoli fa. “Vade retro, ce la vediamo noi, perchè noi siamo il governo che ha la sua legittima maggioranza”. Altra batosta per il leghista che, secondo noi, comincia ad avere paura di non varcare più il portone di Palazzo Chigi. Fin qui la politica, che è sempre in mutamento.

In questa situazione di sbandamento e paura, secondo voi, poteva rimanerne fuori la stampa, le radio e le televisioni? Ma no, come si fa solo a pensarlo. Titoloni a corpo 100 su tutte le colonne disponibili per mostrare Milano a terra, le fabbriche chiuse, i morti del giorno ed i pochi guariti. Che bella lotta, tra i soliti noti ed i soliti cretini che pensano a guadagnarci sulle sciagure e mettere in difficoltà la povera gente. Ogni rete televisiva, dalla Rai in giù, isole comprese, con mille rubrichette, si sono affannate a spiegare i danni del virus, la crescita degli ammalati, con poche speranze per chi stava tranquillamente per strada a godersi le belle giornate. Ci sono stati medici virologhi che hanno dovuto spendere un sacco di soldi per essere presenti in più trasmissioni possibili. Un carosello vertiginoso, dove ognuno diceva la sua ricetta con tutti in poltrona ad ascoltare, fino a quando, rendendosi conto di aver sbagliato ancora una volta in un momento delicato, hanno abbassato i toni e sono tornati a fare un giornalismo normale di giusta informazione, come deontologia professionale comanda. Così, finalmente, si viene a sapere che Milano non si è mai chiusa, se non come da dettami del governo, non ha avuto la paura come nel ‘600 e ha già riaperto il suo Domm ai turisti che ci sono ancora, anche se di meno e che i bar sono aperti come di consueto. Milano, in realtà, non ha mai smesso di vivere, si è solo presa qualche ora di riposo dopo tanto correre.

Ci accorgiamo che la stiamo facendo lunga e quindi concludiamo esortando tutti alla calma, alla ragionevolezza e ad avere, soprattutto, tanta fiducia nei medici di tutti gli ospedali, che ce la stanno mettendo tutta, veramente tutta, per acciuffare per le corna questo maledetto coronavirus e buttarlo in una fogna per non rivederlo mai più.